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domenica 20 maggio 2012

Un'erba per la febbre da fieno: la piantaggine lanceolata

La piantaggine lanceolata (Plantago lanceolata)  è un'erba che Maria Treben consiglia in caso di allergia, in quanto è considerata un buon espettorante, utile in generale per le vie respiratorie.

Siccome nelle mie passeggiate la trovo sempre (a differenza della variante a foglie quasi cuoriformi, la piantaggine maggiore), ho riportato a casa quasi ogni giorno, per un mese, qualche foglia di piantaggine lanceolata, che ho aggiunto ai miei succhi centrifugati di primavera, come coadiuvante nella cura naturale della rinite allergica o, più romanticamente :-), febbre da fieno.


Nella foto, l'esemplare non ancora fiorito che ho "sorpreso" era circondato da spighe di orzo selvatico (Hordeum murinum), proprio una di quelle Graminacee a cui io sono allergica. E' un po' come se la piantaggine mi facesse segno: "Vieni qui, raccoglimi e riducimi in succo, così un giorno potrai abbracciare anche l'erba spiga che mi circonda e mi fa tanta compagnia!" :-)

Ho notato che ama crescere nei prati soleggiati, mentre disdegna stare sotto le piante. Da vera snob, ama distinguersi fra le altre erbe, cosa che non riesce a fare con arbusti e alberi, più alti di lei. Si fa notare prediligendo i bordi delle strade, in particolare gli incroci! Cresce infatti abbondante lungo le carraie, con numerosissimi esemplari nel punto in cui una strada ne incrocia un'altra: proprio così!!

Devo dire che quest'anno, sarà la stagione più piovosa, saranno le erbe che sto "risucchiando" con la mia centrifuga, eppure sono in grado, al mio passaggio a piedi, di accarezzare tutte le erbe che incontro, e di cavarmela abbastanza bene con il mio naso! <3 Che soddisfazione! :-)

sabato 19 maggio 2012

La pianta salda-ossa: la consolida

Oggi vi voglio mostrare quattro mie foto della consolida o Symphytum, una pianta dai fiori bianchi penduli, con foglie pelosette, imparentata con la borragine. Esiste anche una variante a fiori porpora. La incontro di solito lungo i fossati e in terreni umidi.
 
Il nome italiano deriva dal latino SOLIDUS, cioè INTERO, COMPATTO; questa etimologia è confermata dal nome scientifico, che si rifà al greco σύμφυτο = CHE CRESCE INSIEME, CHE DI SUA NATURA E' ATTACCATO, UNITO, termine che gli Antichi usavano per indicare una pianta per la cura delle ossa rotte. La radice di preferenza, oppure le foglie, vengono pestate e avvolte in un pannolino con cui si ricoprirà e si fisserà la zona lesa. In alternativa, si può frullare l'erba con un po' di acqua e lavorarla con una qualsiasi farina (l'amido fa da collante), in modo da formare una pappetta, che verrà sempre avvolta in un pezzo di stoffa e usata allo stesso scopo. 


A differenza della celeste cuginetta mangereccia (la Borrago officinalis), la consolida non è indicata per l'uso interno, per il suo contenuto di alcaloidi. Anticamente però veniva usata per uso interno come emostatico e per disturbi allo stomaco (gastrite). Ho anche letto che Raymond Dextreit la propone sottoforma di tisana per gli usi che ho appena citato, nonché per il cancro allo stomaco, perciò ho provato a mettere alcune cime fiorite nella centrifuga e ho bevuto il succo senza problemi (l'equivalente di qualche cucchiaio da minestra), mescolato al succo centrifugato di una mela e di una carota. Il sapore della pianta pura è molto amaro. Non ho proseguito, perché non voglio correre rischi con piante dalle indicazioni controverse, però dalla mia esperienza posso dire che non è così pericolosa come la vogliono fare. Magari basta andarci cauti ed usarla raramente.

 
In effetti, intuitivamente per me la consolida non ha un aspetto molto rassicurante o simpatico: quei grappoletti di fiori che pendono hanno qualcosa di infido, non ti invitano sorridenti, piuttosto è come se piegassero i loro capolini per sfuggire allo sguardo, come se celassero qualcosa di losco... Io le erbe le "osservo" così; non è un modo scientifico, lo so!, però mi aiuta a ricordarle meglio e inoltre spesso mi arriva la conferma se sono velenose o meno. A ciascuno il suo metodo!  ;-)



domenica 26 febbraio 2012

Le ricette della Dott. Luciana Varvello: ZUCCA

 Le ricette della Dott. Luciana Varvello: ZUCCA

ZUCCA (famiglia delle Cucurbitacee)

Ortaggio a tutti noto, adatto ai convalescenti, ai dispeptici, ai vecchi, a chi soffre di stitichezza; nociva alle persone dallo stomaco debole, a chi conduce vita sedentaria, a chi è soggetto a flatulenze e a disturbi intestinali. Per eliminare il verme solitario; decorticare semi di zucca (meglio se freschi) e mangiarli così come sono, oppure pestarli in mortaio e trasformarli in pasta o in emulsione (g 50-60 di semi mondati, cioè circa 200 semi interi): per persone adulte si pestano in mortaio con g 20 di zucchero o di miele e g 160 di acqua aromatizzata con corteccia di arancio o di limone. Questa emulsione va somministrata a digiuno (anche per due giorni di seguito); un'ora dopo si dà una purga di olio di ricino. Per i bambini la dose è di g 40-50 di semi mondati, impastati con zucchero o miele, come un dolce.


Tisana per abbassare la pressione del sangue della Dott. Carstens

Per abbassare la pressione sanguigna la Dott. Carstens suggerisce di bere per qualche settimana questa pozione:

  • 2 cucchiaini da té di foglie di vischio
  • 2 cucchiaini da té di aceto di mele
  • (facoltativo) 1 cucchiaino da té di miele
Mettere tutto in una grande tazza di acqua fredda e lasciare a bagno per 8 ore.

La mattina seguente colare e bere a sorsi durante tutto il giorno. Non scaldare!


(fonte: Natur und Medizin, 03/2004 e Chefkoch)

Come bevo il vischio

100 gr di vischio in un piattino da thé

Ho deciso di mostrarvi alcune immagini (perdonate la scarsa qualità) e di dirvi anche l'odore, il sapore e l'effetto che ha su di me il vischio macerato a freddo.

Ho acquistato i rametti secchi di Viscum Album in taglio tisana (TT).

Lo preparo così: la sera metto un pizzico di rametti di vischio in una tazzina da caffé, che riempio con acqua fredda.

il mio pizzico di vischio in una tazzina da caffé
La mattina colo il tutto e lo bevo a digiuno. Questa è la dose per me. Ne ho preparato un quantitativo appena maggiore, ma ho notato dopo 10-15 minuti una sorta di fastidio alla testa, come un suono interno. Il vischio infatti è deputato anche alla cura del tinnito e del capogiro, che a me invece sembra indurre. Immagino che sia dovuto al fatto che io ho già la pressione bassa e, anche se il vischio la dovrebbe regolarizzare, evidentemente il suo effetto è già così potente su di me che me ne basta pochissimo. Questa esperienza mi sta insegnando che, una volta finito il mio pacchetto, farei meglio a continuare ad assumerlo in via omeopatica (non in tintura madre, che rimane sempre una concentrazione maggiore).


Non è da molto che lo sto bevendo (solo alcune settimane) e al momento non sento ancora nessun effetto particolare. Lo sto bevendo per migliorare il mio metabolismo e ho letto che servono anche dei mesi prima di vedere i risultati. Mi ha stimolato a provare l'eccellente libro di Maria Treben: La Salute dalla Farmacia del Signore, Ennsthaler Verlag, Steyr, dove se ne riporta l'uso per problemi cardiaci e circolatori, diabete, disturbi ghiandolari, ecc.

Dalle foto si dovrebbe notare il colore dei rametti: verde abbastanza chiaro, a volte giallo. Quando metto l'acqua nella tazzina, l'acqua si ingiallisce leggermente.

dettaglio del vischio secco in taglio tisana
L'odore e il sapore: i rametti secchi non rilasciano un odore particolare e il macerato è praticamente insipido; questo permette di ingerirlo con facilità.

Questa è la mia piccola esperienza. Ovviamente, ciascuno è libero di farsi la propria opinione e di scegliere se provare ad usare il vischio o meno. Ciascuno si deve ritenere il responsabile ultimo della propria salute.


sabato 25 febbraio 2012

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : VISCHIO o VISCO





Le ricette della Dott. Luciana Varvello : VISCHIO o VISCO

VISCHIO o VISCO (famiglia delle Lorantacee)

È uno strano arbusto, alto cm 20-50, che pianta le sue vigorose radici nel legno dei peri, dei meli, dei susini, dei mandorli e ne assorbe le linfe. Fiorisce da marzo a maggio.

Proprietà curative: le foglie del vischio hanno proprietà moderatrici della pressione sanguigna. Vengono usate con vantaggio in decotto (g 70 per un litro di acqua da bere a tazze) contro l'arteriosclerosi, l'ipertensione, l'emottisi, nei disturbi della menopausa, nel morbo di Bright, contro le nefriti croniche e l'epilessia. La polvere va somministrata nella dose di g 1-1,50 nella giornata. Macerazione nel vino bianco (g 30-40 per litro): 30 g al giorno. Dai frutti si estrae il vischio che, unito a uguali quantità di cera vergine e acquaragia, costituisce un cataplasma che giova a maturare e risolvere ascessi e ulcere. Il decotto è utile nella cura dei geloni e delle screpolature della pelle.

 

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : VIOLA DEL PENSIERO

VIOLA DEL PENSIERO (famiglia delle Violacee)

Fiorisce dalla primavera all'autunno. I fiori e le foglie hanno proprietà depurative, antierpetiche, cicatrizzanti. Infuso: g 10 di fiori e foglie in g 250 di acqua; lasciare a macero tutta la notte; al mattino portare all'ebollizione per un minuto, aggiungere g 100 di latte zuccherato e somministrare a digiuno.

Le ricette della Dott. Luciana Varvello: UVA URSINA

Le ricette della Dott. Luciana Varvello: UVA URSINA

UVA URSINA (famiglia delle Ericacee)

È pianticella legnosa, con fusti in parte sdraiati sul terreno, in parte eretti, con fiori piccoli, bianchi o rosei, che spuntano dopo le foglie da giugno a luglio e formano, da cinque a dodici, dei piccoli grappoli penduli. Si trova nelle zone montane e submontane delle Alpi e degli Appennini, specialmente in luoghi sassosi e incolti. Il frutto è una bacca rossa non mangereccia.

Proprietà curative: le foglie hanno proprietà diuretiche, antisettiche, antiputride. Sono particolarmente usate contro le infiammazioni delle vie urinarie, in forma di polvere (g 0,50-2), di infuso (g 5 in g 100 di acqua), di decotto (g 20 in g 250 di acqua riducendo a metà il liquido con l'ebollizione). 


venerdì 24 febbraio 2012

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : TASSO BARBASSO

 Le ricette della Dott. Luciana Varvello : TASSO BARBASSO

TASSO BARBASSO (famiglia delle Scrofulariacee)

Pianta erbacea di color verde-giallastro rivestita di fitti peli stellati, fiori gialli con calice tubolare e corolla a ruota, disposti in lunga pannocchia. Cresce fra i ruderi e nei luoghi incolti. L'infuso (g 30 di foglie in un litro d'acqua) è di gradevole sapore e serve contro i catarri bronchiali acuti e cronici. Bisogna filtrarlo prima dell'uso. Il decotto (g 30 di foglie in un litro d'acqua) è indicato per detergere ferite e piaghe e per clisteri emollienti. 



Le ricette della Dott. Varvello : TANACETO

 Le ricette della Dott. Varvello : TANACETO

TANACETO (famiglia delle Composite)

Pianta odorosa, dalle grandi foglie dentate, che cresce nei luoghi freschi e boschivi della montagna.

Proprietà curative: tenifughe e vermifughe. Si usano l'infuso (g 10-20 di fiori in g 200 di acqua) e la polvere (g 2-5 incorporata con marmellata) contro la tenia e i vermi intestinali. Il tanaceto è pianta velenosa e va usata internamente con prudenza. 


Le ricette della Dott. Luciana Varvello: SOIA

 Le ricette della Dott. Luciana Varvello: SOIA

SOIA (famiglia delle Leguminose)

Il frutto è un baccello vellutato, della lunghezza di 4-6 cm e contenente da due a cinque semi. La soia è originaria dell'Oriente, ma si coltiva anche in Italia per i semi e come pianta foraggera. Con i semi si prepara un pan di soia molto nutritivo, assai povero di carboidrati e molto adatto per i diabetici.
 



giovedì 23 febbraio 2012

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : SALSAPARIGLIA

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : SALSAPARIGLIA

SALSAPARIGLIA (famiglia delle Liliacee)

Nelle regioni mediterranee cresce la salsapariglia che ha solo una leggera proprietà sudorifera; la pianta che invece ha energiche proprietà sudorifere e depurative cresce nel Messico, in Brasile, nell'America centrale.

Proprietà curative: decotto di salsapariglia g 20 della pianta tagliuzzata molto bene, acqua litri 2. Da bere in due-tre mattine sorseggiando lentamente. È un rimedio popolare contro le malattie della pelle (cura primaverile). 


Le ricette della Dott. Luciana Varvello : ROSA CANINA

 Le ricette della Dott. Luciana Varvello : ROSA CANINA

ROSA CANINA (famiglia delle Rosacee)

È la rosa selvatica o di macchia che tutti conoscono. I fiori vanno raccolti prima che siano completamente sbocciati e fatti essiccare rapidamente. L'infuso di petali di rose (g 15 in un litro d'acqua) al quale si siano aggiunti un po' di sena e di zucchero è un buon purgante. L'infuso dei frutti serve bene contro i calcoli renali e vescicali, la renella, il mal di reni. Conserva di rose: petali di rose rosse polverizzati g 15, acqua di rose g 25, zucchero in polvere g 100, glicerina g 7. Stemperare bene la polvere di rose nell'acqua, aggiungere la glicerina e lo zucchero. Dosi: g 5-20 due o tre volte al giorno. Sciroppo di rose: petali secchi g 50, acqua bollente g 750, zucchero g 1400. Lassativo per i bambini. Infuso di rose: petali di rose g 25, acqua g 100. Per gargarismi. 



Le ricette della Dott. Luciana Varvello : RIBES NERO

 Le ricette della Dott. Luciana Varvello : RIBES NERO

 RIBES NERO (famiglia delle Sassifragacee)

Arboscello coltivato per i suoi frutti che, mangiati moderatamente, sono stimolanti, lassativi, diuretici. Cresce spontaneo in luoghi umidi e ombrosi, nell'Italia settentrionale. Ai sofferenti di gotta, di affezioni al fegato e di stitichezza giova molto la cura del ribes. Il suo succo è utile nelle infiammazioni gastro-intestinali, nelle ostruzioni viscerali, nelle irritazioni delle vie urinarie. La conserva di ribes è rimedio indicato contro le ustioni (spalmata e applicata su panni di tela).

mercoledì 22 febbraio 2012

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : QUERCIA

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : QUERCIA

QUERCIA (famglia delle Fagacee)

Albero maestoso largamente diffuso anche in Italia nelle sue diverse varietà: quercia comune, peduncolata, sessiliflora, lanuginosa. Questi alberi raggiungono la rispettabile altezza di 15-20 metri e molti secoli di vita.

Proprietà curative: sono contenute in tutte le sue parti: legno, corteccia, foglie, ghiande. Le foglie si raccolgono in giugno nel momento in cui sono ricche di linfa; le ghiande in autunno, quando sono ben mature; la corteccia va tolta ai rami giovani di due o tre anni, in maggio, prima della fioritura. Il decotto di corteccia (g 10 di corteccia seccata e polverizzata in 200 di acqua; da prendersi un cucchiaino ogni ora) è un ottimo rimedio contro la diarrea, gli avvelenamenti da tabacco, nelle emorragie gastro-intestinali, nello sputo di sangue. È di grande utilità per gargarismi nelle infiammazioni della bocca e della gola, per applicazioni esterne contro le emorroidi, i geloni, il sudore dei piedi e delle ascelle. Consigliabile anche il vino di quercia, secondo queste dosi: g 10 di corteccia, g 10 di acido cloridrico medicinale e un litro di vino rosso (lasciare a macero per sei giorni). Ed ecco un colluttorio di quercia per rassodare le gengive: un pugno di foglie messe in infuso in mezzo litro di vino addolcito con miele. Come cura del gozzo al suo primo apparire: impacchi di decotto di scorza, cambiati rapidamente perché non abbiano il tempo di scaldarsi; prendere inoltre tre cucchiai del decotto durante la giornata, con miele e sciroppo. Consigliabile anche l'infuso (versare g 15 di corteccia di quercia in un litro di acqua bollente) per lavaggi frequenti contro la sudorazione eccessiva delle ascelle e dei piedi.

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : POLMONARIA

 Le ricette della Dott. Luciana Varvello : POLMONARIA

POLMONARIA (famiglia delle Borraginacee)

Pianta erbacea perenne le cui foglie oblunghe sono coperte da numerose macchiette bianche che ricordano lontanamente un polmone tubercolotico. Si trova nei boschi e nei pascoli umidi, nei luoghi ombrosi e freschi delle zone montane e submontane di tutta l'Italia continentale. I fiori quando sbocciano sono rossi, dopo due o tre giorni diventano viola; sono raccolti in mazzi un po' inclinati. La pianta va colta quando è in fioritura, cioè in aprile-maggio, e adoperata come emolliente, astringente e pettorale contro la tosse, i catarri, la raucedine, gli sputi sanguigni. Infuso o decotto: g 20-30 di sommità fiorite e foglie in un litro d'acqua. Di gusto gradevole e di effetto è poi il succo spremuto delle foglie (3-4 cucchiai al giorno) con l'aggiunta di un po' di miele. 


Le ricette della Dott. Luciana Varvello : POLIPODIO

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : POLIPODIO

POLIPODIO (famiglia delle Polipodiacee)

È una piccola felce che cresce comunemente sui tronchi e ai piedi degli alberi, nei luoghi freschi. Si usa il suo rizoma che è orizzontale, coperto di squame brune e dal sapore prima dolciastro, poi amarognolo. La sua azione è decongestionante del fegato e diuretica. Può giovare somministrato agli ammalati di itterizia, di stitichezza cronica con scarsa funzionalità del fegato. Si usa in polvere (g 1 per dose, due-quattro volte al giorno) o in decozione (g 30-60 in un litro d'acqua con l'aggiunta di zucchero). Ecco una tisana efficace per i malati di stitichezza cronica che lamentano scarsa funzionalità del fegato: polipodio rizoma g 20, radice contusa di liquirizia g 10, radice di angelica g 5, acqua g 200. Bisogna far bollire nell'acqua il polipodio per 15 minuti; poi aggiungere la liquirizia e l'angelica e lasciare a macero per 13 ore; filtrare con un panno; addolcire con miele. Da bersi il mattino a digiuno.


martedì 21 febbraio 2012

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : PARIETARIA

Le ricette della Dott. Luciana Varvello : PARIETARIA

PARIETARIA (famiglia delle Mirtacee)

È una pianta erbacea dal fusto eretto, spesso legnoso alla base, alto cm 30-70, con fiori color verdastro che crescono sul fusto senza picciuolo. Non ha quasi odore e ha sapore salato per il salnitro che contiene. Cresce fra le macerie, per cui è chiamata dal popolo anche fora-muro.
Proprietà curative: molto notevoli quelle diuretiche a causa dell'alta percentuale di nitrato di potassio contenuta nella parietaria. Si usa tutta la pianta, che viene raccolta all'epoca della fioritura, nelle malattie delle vie urinarie (idropisia, cistite, nefrite, renella, ecc.). L'infuso (g 10 della pianta secca in un litro d'acqua bollente) è molto adatto, oltreché nelle malattie delle vie urinarie, in quelle dei polmoni e nelle bronchiti, come espettorante. Se ne corregge il sapore sgradevole con scorza di arancio o di limone e un po' di zucchero. 
Consigliabile l'uso del succo estratto dalla pianta fresca (g 30-100 al giorno, in 3-4 volte). La polvere impastata con miele serve come espettorante nella tosse. Contro le ragadi, i tumori infiammati, i foruncoli, sono consigliabili i cataplasmi di parietaria.


Le ricette della Dott. Luciana Varvello : OLMO

 Le ricette della Dott. Luciana Varvello : OLMO 

OLMO (famiglia delle Ulmacee)

Proprietà curative: cicatrizzanti sono quelle della corteccia che si usa in decozione e in empiastro contro le malattie della pelle. Il decotto (g 65 di scorza in un litro d'acqua ridotto a g 500 con l'ebollizione), zuccherato, va preso in due-quattro tazzine al giorno contro l'eczema e le impetigini. L'unguento e l'empiastro si preparano facendo cuocere a fuoco lento la scorza polverizzata finemente con grasso di maiale e vanno usati per applicazioni esterne contro le malattie della pelle.




Le ricette della Dott. Luciana Varvello : NOCE

 Le ricette della Dott. Luciana Varvello : NOCE

NOCE (famiglia delle Iuglandacee)

Magnifica pianta originaria della Persia e del Caucaso, oggi coltivata in tutta Italia. Oltre a dare frutti assai apprezzati quest'albero è benefico per molte ragioni.

Proprietà curative: l'olio di noce è eccellente commestibile; inoltre viene usato con vantaggio nella cura delle impetigini. Il succo delle foglie e del mallo astringente serve molto bene contro piaghe e bitorzoli. L'infuso delle foglie (g 20 in un litro d'acqua), se somministrato nella quantità di quattro tazze al giorno, è un utile rimedio nella cura della scrofola. Sulle ulcere scrofolose vanno bene i cataplasmi di foglie applicati contemporaneamente all'infuso ingerito. Contro i catarri uterini e vaginali, contro la leucorrea e come detersivo nelle piaghe e nei seni fistolosi, usare la decozione di foglie (g 50 in un litro d'acqua). Sempre la decozione è consigliabile in bagni caldi per i bambini deboli e scrofolosi, di fragile costituzione scheletrica. E come trascurare l'ottimo liquore, il nocino? Si prepara così: g 250 di noci ancora verdi e tenere, ben pestate, messe a macerare in g 250 di alcool e g 250 di acqua per 40 giorni in un recipiente di vetro chiuso e lasciato al sole. Filtrare e aggiungere g 250 di zucchero. Per chi voglia preparare un'ottima tintura per capelli, di colore castano-scuro: decotto di mallo di noce al 20% g 200, alcool g 70, acqua di colonia g 30. Filtrare bene. Lavare i capelli con una lozione alcalina (o un sapone alcalino), ripassarli con alcool; asciugarli in fretta e applicare la tintura con un pettine fitto dopo averci versato qualche goccia di ammoniaca. Per tingere i capelli di nero trovano utile applicazione i malli freschi.



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